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In occasione della mostra “Primates – noi e le scimmie” organizzata dal Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, Elisabetta Visalberghi, ricercatrice dell’Istc-CNR, e Marina Valente, biologa, hanno collaborato alla stesura di un volume monografico dedicato ai primati.

Dire che capire i Primati significa capire noi stessi è una cosa vera per definizione, cioè una tautologia, una cosa vera per definizione perché l’uomo (Homo sapiens) è una delle tante specie di Primati, l’uomo è un Primate come lo è il gorilla, l’amadriade, il macaco, il lemure o il cebo. Per andare oltre la tautologia, possiamo dire che capire i Primati non umani significa capire noi stessi Primati umani. Dal confronto fra la morfologia, l’intelligenza e il comportamento dell’uomo e dei Primati non umani – le specie evolutivamente a noi più vicine – possiamo capire meglio in cosa siamo differenti e in cosa siamo simili a loro. Questa “presa di coscienza” ci può servire a capirne le esigenze, a interpretarne il comportamento, a sentirci obbligati a rispettarli e proteggerli. Noi uomini abbiamo capacità cognitive superiori a quelle dei Primati non umani. Queste capacità che ci hanno permesso di cambiare la faccia della Terra come nessuna altra specie ha mai fatto, devono servirci a gestire le risorse del mondo in modo tale che le altre specie possano continuare a esistere.

Introduzione del Testo Monografico “Primates” di Elisabetta Visalberghi e Marina Valente, Museo regionale di scienze naturali – Torino (1997)

 

la copertina del libro

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