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Previously: Research Scientist at University of São Paulo and at the Istc-CNR Unit of Cognitive Primatology & Primate Center

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Short bio

I spent a long time studying primates in the wild, as lowland gorillas in Central African Republic and capuchin monkeys in the semi-arid of Brazil. I graduated in Biology at the University "La Sapienza" of Rome with a thesis entitled "Activity budget in lowland gorilla (G. g. gorilla) living in Dzanga-Shanga National Park, Central African Republic". Then, I obtained a PhD in Animal Biology studying tool use behavior in wild capuchin monkeys. During my post-doc, I worked for two years at the CNR, Institute of Cognitive Sciences and Technologies, Rome and I spent one year as a visiting researcher at San Paolo University, Brazil. Nowadays, I am a Young Researcher at University of São Paulo (Brazil) and an associate researcher of the UCP-ISTC CNR. My project "How human primates interact with nonhuman primates in a semi-arid habitat of North-Eastern Brazil. An ethnoprimatological approach to preserve biodiversity in primates" is part of the Brazilian Programe Science Without Borders, and is carried out in collaboration with the EthoCebus project. I gave numerous presentations in seminars and conferences, authored several publications in scientific journals and I am a reviewer for scientific journals. I also love photography. So when I am traveling or during field expeditions I document what I do. Some of my photos have been published in scientific Journal, magazines (such as the  National Geographic Italy) and became cover pictures of scientific books.

Research Interests

I am interested in tool use behavior, ecology and evolution of culture in nonhuman primate. But I have also a passion for people. Therefore, during my pos-doc I am studying the relationship between the human community and local non-human primates, especially the capuchin monkeys. This research reflects my interest in the interaction with the local community and is guided by conservation issues, since managing populations of nonhuman primates requires the involvement and support of the local human population.

Personal Page

http://www.researcherid.com/rid/B-4811-2013

 

Qualche curiosità

Come hai iniziato a studiare le scimmie?

Per caso. Frequentavo biologia e aspettavo di trovare qualcosa di interessante da studiare per la tesi. Durante un seminario una collega che era appena tornata dall'Africa ci raccontò la sua esperienza e ci fece vedere un video sui gorilla di pianura. Così scoprii cosa mi sarebbe piaciuto studiare, e un anno (e diversi esami) dopo, riuscii a partire per seguire i gorilla nelle foreste pluviali del Centro Africa!  

Il momento più bello e quello più imbarazzante della tua carriera.

I più belli sono legati alla condivisione della vita in foresta, per esempio con i pigmei o con le famiglie che vivono nell'entroterra brasiliano. Quello più imbarazzante? Osservare le scimmie chiuse in un recinto... 

Se non fossero scimmie sarebbero?

Scimmie, ma anche i primati umani non mi dispiacciono. Per questo da poco mi sto occupando di uno studio sulle relazioni tra i Primati non humani e i Primati umani al fine di conservare la biodiversitá e la loro cultura.

La scoperta che ti ha più sorpreso sulle scimmie. 

A pensarci non ce n´é una in particolare, ma trovo molto interessante studiare i loro comportamenti e scoprire che sono molto simili a noi.  

Cosa ti annoia di più del mestiere di ricercatore.

Annoiarsi é difficile in questo lavoro, anche se passare tante ore al computer é faticoso, cosí come seguire i cebi per ore sotto il sole, o i gorilla mentre piove. Mi piace molto stare sul campo perché c´é sempre molto da imparare, e con le scimmie nessun giorno é uguale al precendente o al successivo. 

C´é un animale cui sei particolarmente affezionata?

Tra i gorilla o i cebi? Tra questi ultimi il mio preferito è Mansinho (in brasiliano vuol dire "mite"). Quando l'ho conosciuto era un giovanotto che dopo poco migrò dal gruppo dove era nato. Nel nuovo gruppo per parecchi mesi fu un maschio subordinato e periferico, che amava giocare con i cuccioli e stare in compagnia delle giovani femmine. Era inoltre il più bravo "cebo schiaccianoci", nel senso che era il più efficiente nel rompere le noci dure utilizzando percussori di pietra e incudini di pietra o di legno. Non mi sorprese quando venni a sapere che diversi mesi dopo il mio studio, Mansinho divenne dominante e capo del gruppo. Un paio di anni fa venne spodestato da Jatobá (é il nome di un albero locale con cui si ottiene ottimo legno da costruzione) e nella zuffa per contendersi il potere perse una piede. Ciononostante, Mansinho oggi vive ancora nel gruppo di Jatobá, i giovani continuano a spulciargli il pelo in segno di amicizia, e soprattutto è ancora in grado di spaccare le noci e sollevare sassi anche pesantissimi, grazie all'equilibrio che ottiene con la coda!

 

 

 

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